QUESTA VOLTA PARLIAMOCI CHIARO

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6 Risposte

  1. Gianmarco Calore ha detto:

    A me capitò sul versante opposto, cioè con i Caduti della RSI. “Ma come puoi inserire questi nazisti??”. Ora, mi rendo perfettamente conto che dall’una come dall’altra parte separare il grano dal loglio risulta estremamente difficile. Spesso non ci sono riusciti nemmeno storici titolati, tanta fu la confusione che attraversò l’Italia in quello sciagurato biennio 1943-1945. Ma fare di tutta l’erba un fascio è degradante. Certo, nessuno di noi ha la bacchetta magica…. Proprio in questi giorni sto procedendo a inserire le ultime schede dei Poliziotti repubblicani caduti nell’adempimento di quello che comunque fu il loro dovere. Se non vi furono aperte connivenze o altrettanto palesi coinvolgimenti del singolo militare in crimini di guerra, sono Caduti che meritano di essere inseriti in questo Sacrario virtuale, con buona pace dei benpensanti dalla coscienza forzatamente immacolata. La nuova piattaforma consente ai singoli frequentatori di poter dire la loro anche all’interno della scheda del singolo Caduto, proprio per ovviare agli inevitabili errori di natura storica che hanno riguardato alcuni di loro. Proprio perché non siamo perfetti, non ci costerà nulla eliminare un qualsiasi Poliziotto colpevole di nefandezze. Ma questo vale per tutti, non solo per alcuni: la storia non la scrivono i vincitori e non può né deve essere interpretata a senso unico. Se a distanza di oltre 70 anni da quel periodo terribile non c’è ancora chiarezza su chi ha fatto cosa quando, secondo voi si riuscirà mai a tracciare una linea di demarcazione netta tra il Bene e il Male?…. Io credo di no.

    • Fabrizio Gregorutti ha detto:

      Purtroppo credo che in questo Paese la guerra civile non sia mai terminata. E non mi riferisco tanto al conflitto interno tra il 1943 ed il 1945, quanto a quello iniziato all’indomani della Grande Guerra, con il Biennio Rosso e con decine di morti nelle strade, la prima divisione netta tra italiani.
      Se andiamo a vedere non è cambiato nulla: la contrapposizione c’è ancora. Nel 2017 siamo ancora ridotti a vedere la politica come contrapposizione tra i biechi fascisti pronti a manganellare e fare bere ettolitri di olio di ricino agli innocenti, dall’altra i perfidi rossi mangiabambini e guardiani di Gulag.
      La nostra Storia nazionale è bloccata in un unico, interminabile 1919 dal quale non riusciamo a uscire e, sinceramente, dubito che potremo mai farcela.

  2. tiziano ha detto:

    sono una persona (figlio di un vostro collega dal 1951 al 1987) che segue il vostro sito con interesse, e lo ritengo nella fattispecie del periodo bellico un sito super partes, questo da persona che per origine e interessi ha studiato a fondo il periodo del ventennio prima, della resistenza e della repubblica di salò, una cosa se mi viene permesso però vorrei sottolineare a mio personale parere, influenzato sicuramente dalla fame di conoscenza che neppure i miei studi in storia contemporanea e moderna (purtroppo senza conseguire la laurea) riescono a placare, credo che sia giusto anzi doveroso parlando del periodo bellico e dell’occupazione (ma anche prima) a fianco di tutti coloro che indossando la vostra divisa agirono nella resistenza e per questo ne pagarono le conseguenze con la vita (sull’argomento ottimo il libro relativo a quello che successe a La Spezia), aprirei anche una pagina “della vergogna” relativo agli aguzzini e vi spiego il perché… a volte si trovano passaggi sui vari Koch, Carità o banda Collotti, e se sui primi due il web è già abbastanza esaustivo, su tutti gli altri che en passant voi citate come famigerate squadre o ispettorati speciali rimane il vuoto, e quando c’è il vuoto informativo c’è pure il rischio del dubbio e della manipolazione storica. Sicuramente voi sarete in possesso di dati inconfutabili che relegano questi “soggetti” tra gli impresentabili, perché non far sapere chi furono, cosa fecero, di cosa si macchiarono, dopo 70 anni è giusto che si sappia, chi fu un delinquente indossando una divisa è giusto che venga passatemi il francesismo “sputtanato”, sicuramente per uno che fu scoperto magari ce ne sono 10 che la fecero franca, ma meglio quell’uno che nulla. e badate bene che questa è una cosa che ribadisco da quando ero ragazzino, quando incontrando una persona a Genova mio padre disse a mia madre … hai visto chi era? quello della vecchia zimarra che buttarono fuori che ero qui a genova io per quello che aveva fatto durante la guerra…. e alle mie domande sul eprchè rispose lapidario ..fece quello che non doveva fare…..son quasi 50 anni che mi chiedo cosa fece….
    Distinti saluti da un vostro assiduo lettore

    • Fabrizio Gregorutti ha detto:

      Buonasera, signor Tiziano

      concordo con lei, nel modo più totale. Non ragionare sui piccoli mostri che imperversarono durante il periodo della guerra civile del 1943-1945 porta ad una autoassoluzione ed anche ad un lavaggio di coscienza che, a mio modestissimo parere, è piuttosto vergognoso.
      Come certo lei ha notato esistono pochi lavori sulle “polizie” del periodo della RSI (Griner e Cernigoj su Koch, la Legione Muti e Colotti. Su Carità esiste ancora meno). Bisogna studiare ciò che accadde, perché purtroppo sottovalutare, negarli (mi è capitato anche questo) o addirittura esaltare i “piccoli mostri” è il peggior errore che potremmo mai fare e disonorerebbe le vittime e la Storia.

      Isp. Fabrizio Gregorutti

  3. Gianmarco Calore ha detto:

    Mi permetto di aggiungere una piccola postilla al pregevole commento del sig. Tiziano (che ho apprezzato per la profondità delle sue considerazioni). Sulle c.d. “formazioni di para-polizia” ritenute a torto minori abbiamo in mano oggettivamente poco materiale, se non qualche testimonianza o articolo giornalistico del dopoguerra. Parlare di un Carità è abbastanza semplice, molto più difficile è farlo di un Mazzuccato o di un Olivares, o dei vari sgherri che soprattutto in Toscana imperversarono fino alla Liberazione. Un breve cenno, per quanto non esaustivo, è stato tracciato qui:
    https://polizianellastoria.wordpress.com/2016/07/17/la-banda-koch-e-le-altre-formazioni-di-para-polizia/
    Come sempre, siamo a disposizione per eventuali approfondimenti.

    • tiziano ha detto:

      la ringrazio per l’informazione data, ho letto con piacere e attenzione il link da lei indicato, che anche se non esaustivo rende a sufficienza l’idea della situazione, specie a chi come me oltre ad aver avuto il padre poliziotto ha avuto un nonno (il padre di mia madre) carabiniere prima in Albania poi nel regno del sud che seppure mal volentieri (comprensibilmente) raccontava di quanto fatto da reparti speciali in Albania e Montenegro, con soggetti che poi continuarono le imprese nella Rsi, ne parlava solo con mio padre ..perché lui poteva capire….. Per quello che riguarda la Polizia Partigiana ne ero a conoscenza in quanto mio padre fece servizio a genova dal 1951 al 1957 (come guardia aggiunta) al reparto celere in una caserma ricavata dall’hotel Miramare sopra la stazione Principe oggi sede di una sala Bingo raccontava che nel suo reparto una compagnia era composta completametne di ex partigiani ufficiali compresi, questa compagnia fu quasi completamente smantellata nel giro di pochi mesi dopo il suo arrivo nella maggior parte dei casi per motivi politici (ex appartenti a formazioni comuniste o socialiste, arrivando al punto di licenziare perché comunista il suocero o il cognato), questo a completamento di un’epurazione cominciata nel 1947, ma anche per altri motivi più pesanti e certamente meno onorevoli, e paradossalmente furono proprio questi ultimiche ebbero più lunga carriera in quanto per scoprire le malefatte ci vollero anni…….
      distinti saluti

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