Morì il 2 aprile a Genova, linciato dai rivoltosi durante l’insurrezione che sconvolse il capoluogo ligure tra la fine di marzo e l’inizio di aprile del 1849.

Alla notizia della sconfitta subita dall’Armata del Regno di Sardegna nel corso della battaglia di Novara, avvenuta il 23 marzo al termine della sfortunata Prima Guerra d’Indipendenza, la città di Genova cadde preda di un’ insurrezione alla cui origine vi furono i timori per una possibile occupazione austriaca ed i sentimenti repubblicani ed indipendentisti di parte della popolazione genovese.

Il 2 aprile la guardia Giuseppe Penco venne riconosciuta da alcuni rivoltosi mentre osservava la costruzione di una barricata nei pressi della chiesa di San Tommaso Apostolo, nel centro di Genova. Immediatamente catturato, il poliziotto venne sottoposto a un feroce linciaggio, nonostante le disperate implorazioni di pietà da lui rivolte alla folla dei propri aguzzini.

Quando il massacro terminò lo sventurato poliziotto venne trasportato ormai in condizioni disperate presso l’ospedale genovese di Pammatone, dove morì poco dopo il ricovero.

L’insurrezione di Genova venne sedata nella prima metà di aprile dal brutale intervento dell’Armata Sarda. Le fonti sono contraddittorie in merito al costo di vite umane causato dalla repressione della rivolta, ma con ogni probabilità il numero di vittime superò il migliaio.
Due degli assassini della guardia Giuseppe Penco vennero arrestati poco dopo la riconquista di Genova e condannati a dieci anni di carcere mentre un terzo, latitante, venne condannato in contumacia ai lavori forzati a vita. Quest’ultimo era stato collega di Penco alcuni anni prima, quando entrambi avevano prestato servizio come doganieri presso il porto di Genova.

Giuseppe Penco lasciò la moglie, Paola Pellegro, e tre figli in tenera età. Il 17 febbraio 1852 la vedova si rivolse con una petizione alla Camera dei Deputati del Regno di Sardegna, chiedendo l’intercessione dell’Assemblea perché a lei ed ai figli venisse loro concesso un sussidio da parte del ministero dell’interno poichè “gettati nello squallore della miseria dalla immatura morte del rispettivo marito e padre”. Il relatore parlamentare, pur riconoscendo che la guardia Penco era stato “ferito a morte nell’esercizio delle sue funzioni” ed esprimendo la simpatia propria e dell’assemblea verso la sua famiglia dichiarò di non poter intercedere in suo favore. E’ ignota quale sia stata la sorte della famiglia Penco negli anni successivi.

Le Guardie di Polizia della Città di Genova vennero istituite poco dopo l’ annessione della Repubblica di Genova da parte del Regno di Sardegna nel 1815 e strutturate più organicamente nel 1832, quando il loro regolamento venne approvato da Re Carlo Alberto, venendo sottoposte alla Regia Segreteria (Ministero) dell’Interno sia a livello istituzionale, sia disciplinare che dal punto di vista dell’armamento. Inizialmente composto da 32 effettivi il loro organico aumentò negli anni successivi. Con la creazione dell’Amministrazione di Pubblica Sicurezza del Regno di Sardegna le Guardie di Polizia coesistettero con la nuova struttura, gravando su di essa dal punto operativo e finanziario. Nel dicembre 1849 le Guardie vennero parzialmente incorporate nel locale corpo delle Guardie di Sicurezza Pubblica, istituito nel capoluogo ligure, venendo definitivamente assorbite nel 1852 dal nuovo Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza.

La guardia di polizia Giuseppe Penco è con ogni probabilità il primo Caduto della embrionale Amministrazione di Pubblica Sicurezza del Regno di Sardegna del 1848-52,  fondata il 30 settembre 1848, struttura dalla quale discende direttamente l’attuale Polizia di Stato italiana.

Fonti:
“La Italia: storia di due anni 1848-1849” di Candido Augusto De Vecchi, Torino 1851
“Collezione delle sentenze del magistrato di Cassazione anni 1848-1849” di AAVV, Torino 1850
“Gazzetta de’ Tribunali” edizione dell’ 11 Gennaio 1851
“Atti Parlamentari” volume 22, tornata del 17 febbraio 1852, pagina 3843
“Profilo storico dei corpi di polizia in Liguria dal 1815 al 1860” studio storico senza data, ad opera del maggiore di P.S. Mario Tardito e dei Capitani di P.S. Italo Rigon e Eugenio Dongo, riportante in appendice documentazione sulle Guardie di Polizia genovesi.