Venne fucilato l’8 Novembre dai partigiani jugoslavi sull’isola di Ugliano, nell’arcipelago delle Isole Incoronate di fronte a Zara, insieme alla maggior parte degli agenti appartenenti alla Questura.

Dopo l’armistizio dell’8 Settembre 1943 e la dissoluzione delle Forze Armate italiane gli agenti della Questura e del Battaglione Mobile di Polizia di Zara (per un totale di circa 300 uomini) rimasero al loro posto sino all’autunno-inverno del 1943-44 quando Zara venne sottoposta ad intensi bombardamenti (secondo alcuni storici ingiustificati dal punto di vista militare) da parte degli Alleati che causarono la morte di migliaia di civili e che distrussero la città. Dopo i bombardamenti anche i vertici della Questura abbandonarono Zara insieme a buona parte degli agenti. Solo poco più di una ventina di poliziotti rimasero al loro posto, ponendosi a disposizione del Prefetto di Zara, Vincenzo Serrentino. Gli agenti rimasti soccorsero  gli sfollati ed i senzatetto e cercarono di opporsi al saccheggio della città da parte degli abitanti delle isole vicine.

Nel corso del 1944 gli agenti della Polizia di Zara (i quali avevano organizzato alla periferia della città le nuove sedi di Questura e Prefettura) nonostante il loro esiguo numero si trovarono a difendere l’italianità di Zara dalle sopraffazioni tedesche, dalle infiltrazioni degli ustascia (i filonazisti croati) che vennero scacciati da Zara armi in pugno dagli agenti di Polizia nel luglio 1944 e dagli attacchi dei  partigiani jugoslavi. Nell’agosto 1944 i poliziotti di Zara vennero arrestati dai nazisti con l’accusa di avere fornito armi ai partigiani jugoslavi. Gli agenti vennero liberati solo grazie all’interessamento del Prefetto Serrentino ma i tedeschi derubarono loro delle armi e delle munizioni, degli automezzi e addirittura degli oggetti corpo di reato depositati presso la Questura.

Quando alla fine dell’ottobre 1944 i tedeschi abbandonarono Zara, i Carabinieri, i quali avevano organizzato la Resistenza italiana in città ed avevano collaborato con i partigiani jugoslavi chiesero a questi ultimi di entrare in città per salvaguardare insieme alle Forze dell’Ordine italiane la sicurezza cittadina, ma quando gli jugoslavi entrarono a Zara arrestarono tutti gli appartenenti all’amministrazione statale italiana, compresi i Carabinieri e gli agenti di Polizia. Questi ultimi, insieme a 20-30 prigionieri civili italiani, vennero trasportati all’isola di Ugliano e qui furono quasi tutti massacrati dai partigiani jugoslavi, tranne uno, la guardia di pubblica sicurezza Alessandro Bertini che riuscì a salvarsi gettandosi in mare, approfittando del tentativo di ribellione della guardia Luigi Nigro. La strage segnò la fine della italianità di Zara. La guardia Alessandro Bertini e un altro poliziotto, la guardia Francesco Ragaglia ( il quale, arrestato dai nazisti in agosto era evaso temendo di essere deportato in Germania e dopo la ritirata tedesca non si era consegnato agli jugoslavi) sono gli unici due superstiti noti della Questura di Zara.

Fonti: “DALMAZIA UNA CRONACA PER LA STORIA (1943-1944)” di Oddone Talpo , edito a cura dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, Roma 1994; “ALBO D’ORO LA VENEZIA GIULIA E LA DALMAZIA NELL’ULTIMO CONFLITTO MONDIALE” di Luigi Papo de Montona , edito a cura dell’Unione degli Istriani, Trieste 1989 Si ringrazia per la collaborazione la Lega Nazionale di Trieste Si ringrazia inoltre l’Ufficio Storico della POLIZIA DI STATO per la gentile Collaborazione.