D’Ermo Orlando ✞ 01/05/1945

  • Data:
    01/05/1945
  • Età:
    21
  • Data di nascita:
    21/04/1924
  • Provincia di nascita:
    Caserta
  • Luogo di nascita:
    Mignano Monte Lungo
  • Causa:
    Evento Bellico
  • Provincia:
    Gorizia
  • Grado:
    Guardia
  • Corpo:
    Polizia Repubblicana
  • Reparto:
    Questura

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5 risposte

  1. Orlando D'Ermo ha detto:

    Salve, sono Orlando D’Ermo nipote dell’omonimo citato in questa lista. Mi piacerebbe avere notizie, pubblicazioni o altro, che possa dare a noi di famiglia un quadro di quanto successo o se questo zio è ricordato in qualche monumento o lapide. Grazie. Per informazione nel 2008 mio padre, nella qualità di fratelli ha ricevuto una medaglia in memoria dal.Presidwnte della Repubblica, nel corso delle.celebrazioni del “Giorno del Ricordo”.

    • Gianmarco Calore ha detto:

      Buongiorno sig. D’Ermo. Sono l’estensore della scheda del Caduto. Purtroppo, come avvenne per moltissimi giovani appartenenti alla Polizia Repubblicana, il suo nome compare soltanto in due liste convergenti: quella citata da Mario De Marco nel suo libro “La Pubblica Sicurezza sul confine orientale 1938-1945” e quella dell’Istituto Storico RSI, confermata dal collaterale Istituto “Livio Valentini”. Le circostanze della scomparsa del vostro Caro sono ascrivibili ai terribili 40 giorni di occupazione jugoslava di Gorizia e Trieste che avvenne dal 1° maggio 1945 al successivo 12 giugno: in tale momento vennero fatti sparire migliaia di cittadini italiani (per lo più appartenenti agli apparati statali, ma non solo) che vennero infoibati oppure deportati nei campi di prigionia slavi da cui non fecero più ritorno. Le informazioni in nostro possesso non ci permettono di andare oltre. Restiamo in ogni caso a disposizione per qualsiasi necessità. Se lei disponesse di una foto del Caduto, può inviarcela all’indirizzo mail della nostra redazione staff.cadutipolizia@libero.it e saremo ben lieti di aggiungerla alla scheda. Cordiali saluti.

    • Orlando D'Ermo ha detto:

      Grazie per l’attenzione, purtroppo ho visto solo oggi questa sua risposta. Mi dispiace per la carenza di notizie sul triste avvenimento che ha visto coinvolto mio zio. Le invierò una foto e copia della pergamena consegnata a mio padre dal Presidente della Repubblica in occasione della Giornata del Ricordo. Se dovesse trovare qualche altra notizia utile alla ricostruzione delle dinamiche che quei giorni cruenti, non esiti ad inviarle. Grazie

  2. Maurizio+Bedin ha detto:

    Leggendo questa ed altre schede simili mi viene spontaneo domandarmi: in sede di conferenza di pace tenutasi a Parigi o in altre occasioni, l’Italia ha mai provato a chiedere conto delle vittime della “pulizia etnica” perpetrata da Tito e con che risultati? Perché non si è arrivati ad una “Norimberga” anche per la Jugoslavia?
    Grazie.

    • Fabrizio Gregorutti ha detto:

      Credo che il motivo sia dovuto ad una semplice considerazione: se avessimo chiesto conto alla Jugoslavia delle foibe è certo che Belgrado (e con lei anche Tirana, Atene ed Addis Abeba e forse anche Mosca e Parigi) ci avrebbero chiesto conto del periodo della nostra occupazione militare in cui non sempre fummo “Italiani brava gente”.
      Eravamo in torto, eravamo gli sconfitti e per noi non era il caso di muovere troppo le acque… rischiavamo di sprofondarci dentro.

      Se noi avessimo buttato sul tavolo le foibe di Basovizza e Monrupino, tanto per intenderci, gli jugoslavi avrebbero risposto chiedendo conto delle stragi di Podhum (un centinaio di civili uccisi) e di Cajnice (70 civili uccisi) e delle altre Podhum e Cajnice jugoslave che accaddero durante i 29 mesi di nostra occupazione ( e furono parecchie).

      Se avessimo parlato del campo di concentramento sloveno di Borovnica (dai 3000 ai 5000 prigionieri italiani morti di stenti, malattie e maltrattamenti) gli jugoslavi avrebbero chiesto ragione del campo di concentramento di Arbe/Rab (dai 1500 ai 3500 civili iugoslavi morti per gli stessi motivi. Molti di loro erano bambini) e anche quello di Gonars (circa 500 morti).

      In conclusione, Norimberga l’avremmo vista noi.

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