Calia Giovanni ✞ 11/05/1988
- Data:11/05/1988
- Età:26
- Data di nascita:15/08/1961
- Grado:Agente
- Provincia:Agrigento
- Causa:Incidente stradale
- Corpo:Polizia di Stato
- Reparto:Polizia Stradale
In forza alla Sezione Polizia Stradale di Agrigento, nel corso di un servizio d’istituto rimase vittima di un grave un incidente stradale, riportando lesioni che ne causarono la morte.
Quel giorno l’agente era impegnato assieme a un collega nella scorta motomontata a un trasporto eccezionale. Nel percorrere la s.s. 640 la motocicletta dell’agente Calia subì l’esplosione del pneumatico anteriore: il poliziotto cadde rovinosamente a terra riportando gravissime ferite. Morì durante il trasporto in ospedale.
Fonte: Memorie Storiche – Albo d’Oro della Polizia di Stato.
Un Ricordo: La Grazia di Dio diciamo che, talvolta, non è illuminata dal bene. La vita di Giovanni è stata spezzata quando si avviava a fiorire; sono stati cancellati, d’un tratto e per sempre, i sentimenti di bontà, altruismo, amore, affetto per i suoi cari, valori che avevano trovato terra fertile nel suo animo buono e rispettoso. Non è bastata la fede in Dio a rimarginare l’immenso dolore dei suoi cari, né gli anni trascorsi dalla sua dipartita hanno affievolito la profonda ferita lasciata nell’animo dei genitori. Il mese di maggio, per noi cattolici, è dedicato alla SS. Madonna e per la madre di Giovanni, anch’egli di nome Maria, è il riferimento temporale che ricorda la perdita del carissimo figlio. L’aveva sentito a telefono per l’ultima volta, alcuni giorni prima della ricorrenza della festa della mamma, era felice e, strano destino, gli aveva annunciato con parole di affetto che sarebbe tornato a casa per l’occasione. Non un ricordo, ma un attestato d’amore e d’affetto per Giovanni, dolce primavera annunciata dal canto degli uccelli e spazzata d’un tratto nel tiepido mattino di un dì del mese di maggio, lungo la strada che parte da Agrigento e attraversa la terra della Valle dei Templi, anch’essa è un ricordo, remoto. (Lo Zio Domenico Calia)












Ad oggi sono 37 anni ed è’ passato tanto tempo da quel quel giorno tragico, un incubo vive ed alberga in me ancora chiaramente. Quella mattina, in qualità di capo pattuglia, assieme a Giovanni, dopo aver prelevato le moto partivamo alla volta di Caltanissetta, dove avremmo dovuto prelevare e scortare un carico eccezionale. Non appena immessi sulla Strada Statale ed aver percorso un un brevissimo tratto di circa 300 mt., per abitudine o per un presentimento, guardando dallo specchietto retrovisore, notavo che non vi era piu’ la presenza dell’altro moto mezzo. Quindi mi fermavo ai margini della strada per ricontrollare. Notavo stranamente che, pur essendo un’arteria trafficata, da quella direzione non proveniva nessun veicolo. Invertivo la marcia, nella convinzione che Giovanni fosse rimasto in panne. Non appena percorso circa 200 mt. notavo la moto riversa ai margini della semi carreggiata opposta la nostra direzione iniziale e poco distante Giovanni a terra. Inizialmente mi accertavo sulle sue condizioni, non avendo nessuna reazione, all’istante fermavo un veicolo, lo caricavo è da staffetta lo facevo trasportare in ospedale.Alla notizia che i medici nulla avevano potuto, entravo nella disperazione piu’ totale, convincendomi al momento erroneamente di qualche mia, seppur inesistente responsabilità. Lo strano caso del destino, da lì ad un mese, Giovanni aveva ottenuto il trasferimento nella sua terra d’origine, a Matera. L’Amministrazione della Polizia di Stato, sempre sensibile e che voglio ringraziare, ha intitolato a suo nome un nuovo padiglione della Caserma Anghelone di Agrigento. Spesso passo per quel tratto di strada, ed ogni volta prego per lui. Ho sempre presente ed un ricordo vivo di Giovanni. Era un ragazzo di 26 anni, con il quale avendo un rapporto d’amicizia, uscivamo spesso assieme anche fuori dal servizio. Aveva qualità rare: persona seria, buona, particolarmente educato e disponibile. Ciao Giovanni, a ben rivederci.
Grazie per la sua testimonianza…