Viola Mario ✞ 05/01/2000
- Data:05/01/2000
- Età:73
- Reparto:Commissariato
- Corpo:Corpo delle Guardie di P.S. (1944-1981)
- Causa:Malattia dipendente da causa di servizio
- Provincia:Roma
- Grado:Vice Brigadiere
Morì a distanza di molti anni a seguito delle ferite riportate in un conflitto a fuoco con un rapinatore.
“Sembrava un film di gangster. I banditi fuggivano sparando e la polizia li inseguiva, rispondendo ai colpi”. Così si apriva l’articolo del Messaggero che ricostruiva la rocambolesca rapina avvenuta il giorno prima in via Vejo, nel quartiere Appio Latino.
Sono le 17,30 dell’8 giugno 1973, due rapinatori irrompono in una gioielleria, armi in pugno, un terzo li attende fuori, su una Giulia col motore acceso. Ma qualcosa va storto, un cliente, maresciallo della GdF, li affronta a schiaffoni, i due scappano, qualcuno intanto ha chiamato il 113 e fuori ci sono già una Volante e un’auto della Mobile, dalla quale scende l’appuntato Mario Viola, che si pone all’inseguimento dei due, che aprono il fuoco contro gli agenti. Il “palo” in auto si allontana, uno dei banditi scavalca una cancellata e, poco dopo, viene bloccato da un colonnello della P.S. (il comandante del Reparto Celere), l’altro tenta di scavalcare nello stesso punto, ma viene afferrato per la giacca dal Viola, che gli intima di fermarsi. Il malvivente gli appoggia la canna di una 7,65 sul petto e spara, Viola cade a terra, incredulo, il colpo, entrato dall’alto verso il basso, gli ha perforato un polmone, sfiorato il cuore e si è fermato nell’intestino. Perde molto sangue, lo portano in ospedale, dove gli salvano la vita, ma sembra che potrà restare paralizzato per sempre. Al suo capezzale accorrono il Capo della Polizia, il Vice Capo, il questore e diversi funzionari e colleghi, a confortare la giovane moglie e i tre figli. Anche il bandito che gli ha sparato, poco dopo, entra nello stesso ospedale, ferito ad un braccio durante la fuga.
L’appuntato Viola viene promosso Vice Brigadiere per meriti straordinari: pur potendo ferire o uccidere il bandito, che si era fermato a scavalcare la cancellata, aveva cercato di catturarlo senza fargli del male, provocandone la rabbiosa reazione che l’aveva ridotto in fin di vita.
Il brigadiere Viola non rientrerà più in servizio, trascorrerà 27 anni in una lunga e lenta agonia, morendo infine il 5 gennaio del 2000. Dieci anni dopo, il 5 gennaio 2010, il comune di Roma depone una targa «Alla memoria di Mario Viola brigadiere di p.s. vittima del dovere» presso il commissariato San Giovanni, alla presenza del questore e di un picchetto d’onore della Polizia.
N.B.: pur essendo deceduto dopo la riforma della Polizia di Stato, abbiamo lasciato la vecchia denominazione del grado e del Corpo di appartenenza al momento dei fatti.
Fonte: Il Messaggero, 9 e 10 giugno 1973 e 6 gennaio 2010
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Buona sera,
mi sia permesso di sottolineare alcune piccole incongruenze tra il contenuto della scheda e quello dell’articolo “Il Sagrestano”:
1) la rapina risulta essere stata sventata non dall’intervento di un maresciallo della Finanza, bensì da un funzionario ministeriale che avvertì il 113;
2) il complice del bandito che sparò all’Appuntato Mario Viola (il “palo” era fuggito con la macchina usata per il colpo quando aveva capito che stava arrivando la Polizia), fu catturato si da un colonnello della Pubblica Sicurezza, ma non insieme al suo complice, bensì lontano dal luogo della colluttazione con l’Appuntato Viola.
La scheda è stata redatta sulla base delle cronache riportate in prima battuta su “Il Messaggero”. Poi, ogni giornale ci mise del suo. A mero titolo di cortesia le faccio notare che:
1) la figura del finanziere viene citata dal primo articolo: la colluttazione non si sa se avvenne fuori dal negozio o già nel suo interno; l’allarme venne dato da un funzionario ministeriale la cui figura entrò anche nelle carte processuali;
2) nessuno ha parlato della cattura simultanea dei due banditi: essi vennero catturati in due momenti diversi, in due luoghi diversi e da persone diverse.
Convengo che l’articolo de “Il Messaggero” è stato scritto abbastanza alla buona, tuttavia le successive conferme di stampa e processuali hanno permesso di scrivere l’articolo citato in calce, molto più verosimile alla reale sequenza degli eventi.
Tuttavia per il futuro suggerisco una maggiore attenzione nel confronto di dati ed eventi.
PORCEDDU UMBERTO (1973 Medaglia d’Argento)
« Occasionalmente presente allo svolgimento di rapina ad una gioielleria effettuata a mano armata da due banditi, con generoso slancio e sommo sprezzo del pericolo, affrontava decisamente uno dei criminali tentando di ostacolare le perpetrazione della impresa delittuosa. Benché seriamente ferito al capo dall’altro complice con il calcio di una pistola, persisteva nel suo coraggioso atteggiamento di contrasto cercando di catturare uno dei banditi in fuga. Sopraggiunte altre forze di polizia, quantunque sanguinante, partecipava con esse all’inseguimento dei criminali che venivano, successivamente, tratti in arresto. Esempio di responsabile coraggio, consapevole sprezzo del pericolo e spiccato senso del dovere ».Roma, 8 giugno 1973.
Nel commento precedente ho inserito la motivazione della MAVM del ricevuta dal maresciallo “mare” della GdF in servizio presso il Comando Generale della GdF Umberto Porceddu per il suo intervento durante la rapina. Il colonnello del Corpo della Guardie di PS intervenuto in realtà era il comandante del nucleo volanti che aveva sede nella vicina via Statilia ed ha effettuato l’arresto nel parcheggio TAXI della vicina piazza Tuscolo, come testimone oculare delle ricerche immediatamente scattate ricordo oltre ai mezzi del nucleo Volanti, anche della Alfa Giulia , Guzzi V7 con targa civile ed una Fiat 500 con autista ed un agente in piedi che dal tetto aperto imbracciava Un MAB … Mai sentito parlare di un “funzionario ministeriale” semmai di carroziere e dei due fratelli titolari della vicina tintoria Berlioz che in maniera diversa avevano cercato, riuscendoci, di ritardare la fuga dei due rapinatori permettendone la cattura. Forse l’amico intervenuto dopo tanti anni ha scambiato Porceddu per un oscuro impiegato ministeriale?
La colluttazione tra Porceddu e i rapinatori era avevnuta all’interno del negozio dove il maresciallo in borghese e con la moglie era presente come cliente per acquistare un oggetto da regalare. Viola era arrivato con la Giulia del commissariato Porta San Giovanni proveniente in sirena dalla sede del commissariato allora in via Cilicia e ha intercettato il raninatore a circa 500 mt dalla gioielleria mentre per fuggire stava scavalcando il cancello della sede di zona dell’IACP. Per i non romani: la sede di Porta San Giovanni era a circa un chilometro, la casema di via Statilia a circa 400 mt, la sede della mobile ad un paio di chilometri.
Mi scuso… non c’era nessun palo … nel negozio erano entrati i due rapinatori, il terzo aspettava sull’auto ma vista la mala parata lasciava l’auto e si dirigeva a piadi al capolinea dei busa extraurbani di via Carlo Felice dove prendere il bus e tornare a casa al suo paese dei Castelli dove mettersi a letto colpito da un improvviso malore: dopo essere stato cercato inutilmente nel palazzo di Roma in via Latina angolo via della Caffarelletta veniva rintracciato dai CC nel suo letto.