Morì a distanza di molti anni a seguito delle ferite riportate in un conflitto a fuoco con un rapinatore.

“Sembrava un film di gangster. I banditi fuggivano sparando e la polizia li inseguiva, rispondendo ai colpi”. Così si apriva l’articolo del Messaggero che ricostruiva la rocambolesca rapina avvenuta il giorno prima in via Vejo, nel quartiere Appio Latino.

Sono le 17,30 dell’8 giugno 1973, due rapinatori irrompono in una gioielleria, armi in pugno, un terzo li attende fuori, su una Giulia col motore acceso. Ma qualcosa va storto, un cliente, maresciallo della GdF, li affronta a schiaffoni, i due scappano, qualcuno intanto ha chiamato il 113 e fuori ci sono già una Volante e un’auto della Mobile, dalla quale scende l’appuntato Mario Viola, che si pone all’inseguimento dei due, che aprono il fuoco contro gli agenti. Il “palo” in auto si allontana, uno dei banditi scavalca una cancellata e, poco dopo, viene bloccato da un colonnello della P.S. (il comandante del Reparto Celere), l’altro tenta di scavalcare nello stesso punto, ma viene afferrato per la giacca dal Viola, che gli intima di fermarsi. Il malvivente gli appoggia la canna di una 7,65 sul petto e spara, Viola cade a terra, incredulo, il colpo, entrato dall’alto verso il basso, gli ha perforato un polmone, sfiorato il cuore e si è fermato nell’intestino. Perde molto sangue, lo portano in ospedale, dove gli salvano la vita, ma sembra che potrà restare paralizzato per sempre. Al suo capezzale accorrono il Capo della Polizia, il Vice Capo, il questore e diversi funzionari e colleghi, a confortare la giovane moglie e i tre figli. Anche il bandito che gli ha sparato, poco dopo, entra nello stesso ospedale, ferito ad un braccio durante la fuga.

L’appuntato Viola viene promosso Vice Brigadiere per meriti straordinari: pur potendo ferire o uccidere il bandito, che si era fermato a scavalcare la cancellata, aveva cercato di catturarlo senza fargli del male, provocandone la rabbiosa reazione che l’aveva ridotto in fin di vita.

Il brigadiere Viola non rientrerà più in servizio, trascorrerà 27 anni in una lunga e lenta agonia, morendo infine il 5 gennaio del 2000. Dieci anni dopo, il 5 gennaio 2010, il comune di Roma depone una targa «Alla memoria di Mario Viola brigadiere di p.s. vittima del dovere» presso il commissariato San Giovanni, alla presenza del questore e di un picchetto d’onore della Polizia.

N.B.: pur essendo deceduto dopo la riforma della Polizia di Stato, abbiamo lasciato la vecchia denominazione del grado e del Corpo di appartenenza al momento dei fatti.

Fonte: Il Messaggero, 9 e 10 giugno 1973 e 6 gennaio 2010

Articoli correlati: Il Sagrestano